Il bello: abitante o abitato?

La ricerca del bello e della perfezione è una tematica centrale nella società di oggi, un mondo in cui “non si va avanti se non hai la bellezza", un mondo vuoto e perso nella ricerca di un ideale superficiale e monotono, che impone schemi ed insegue un modello idealistico effimero. Pensando al significato stesso della parola bello, ha subito enormi mutamenti nel tempo, dal bello come ideale di perfezione al bello estetico poi evoluto come gusto, dal significato stesso che gli davano gli antichi e a quello che noi gli diamo ora. La particolare evoluzione di questo concetto sta proprio nella parola abitare, un verbo che ha visto un mutamento molto forte nel tempo, a suo modo un verbo a mio dire, multifocale. Fin dal suo significato latino, nella quale trova origine, troviamo due significati molto diversi tra loro: il primo è il significato più popolare tra i due, habitare, ossia "tenere", quello da cui anche oggi deriva la sfumatura di possesso in italiano il secondo deriva dalla flessione del verbo iterativo “habere” ovvero "avere", entrambe sono parole molto simili tra loro ma al contempo molto diverse. Ma ho anche un altro concetto molto interessante, quello legato ad un termine derivante dalla parola habere: il concetto di “habitus”, che i latini e i latinismi derivanti da tale lingua, indicano, metaforicamente parlando, con il sostantivo abito, ossia io abito. Ed ecco che entra in gioco il nostro bello, entra in gioco anche l’affermazione “io ho di bello che...”, ovvero un luogo che per essere abitato deve essere in qualche modo parte integrante di me, un qualcosa che io devo possedere. La tradizione filosofica greca, con i sui tre grandi rappresentanti, è stata sempre molto attiva nella ricerca del bello e nel suo entrarne in possesso, come qualcosa che fosse parte integrante di me, qualcosa che, se interiorizzato, faccia parte della mia sfera delle abitudini; come ciò che è Tale concetto di bello come “possessione” non lo ritroviamo solo in filosofia, ma anche nelle altre grandi arti artistico – letterarie. Analizzando quanto detto sopra, potrei anche azzardare ad affermare che esso è in qualche modo sia abitante che abitato; in filosofia la ricerca del bello ed il suo volerne entrare in possesso è un tema che va oltre l’immaginario collettivo che si può creare nella mente di chi si avvicina alla filosofia. Il bello infatti è uno dei temi centrali che impegna il pensiero dei grandi del passato e di chi studia oggi questa materia. Detto ciò, alcune delle domande che spesso mi sono posta è: “Dove trovo il bello?” “Dove abita?” Forse la domanda più grossa è dove abita, poiché può essere collocato in tre luoghi molto diversi tra loro: anima, cuore e cervello; la tesi comune, che non condivido in pieno, è quella del bello come canone imposto, come detto già all’inizio di questo saggio, ovvero come un concetto interiorizzato e standardizzato, ma non per questo abitato sul serio dall’ uomo; vero è che il bello e la perfezione entrano, in alcuni periodi storici, nella ricerca del bello estetico, ma non per questo lo standard imposto dovrebbe essere uguale per tutti. La nascita dell’estetica come disciplina, nell’ottocento, in qualche modo cerca questa standardizzazione, ma miseramente fallisce, ancora oggi infatti non riusciamo a dare una spiegazione razionale alla parola estetica stessa e di conseguenza ne deduco che il bello non può abitare nel cervello. Guardando a ciò che è più vicino alla concezione classica del termine, il bello è una parola che racchiude dietro di se un grande studio, un termine che ha sempre avuto un fascino esoterico, dal quale nemmeno grandi pensatori come Hegel hanno saputo scostarsi; la costante del bello è stata sempre quella: il cercare di possederlo come un bene dell’animo, il cercare di catturarlo come ente da far entrare dentro la nostra anima. Ecco è qui che per me abita il bello: nell’ anima. So che prima ho citato anche il cuore, ma per me anima e cuore sono due enti collegati tra loro, dueb parti dell’essere umano che non riusciamo a scindere; la sfera del sentimento infatti non è razionale, ma irrazionale e da sempre legata al cuore ed proprio qui che troviamo la casa ideale del bello: nei sentimenti. L’uomo infatti è dotato di un’anima sensibile, credenza comune nella storia della filosofia, dove viene collegata la sfera sentimentale; legando quindi il bello ai sentimenti dell’animo umano, riusciamo a dare una spiegazione al concetto di bello come “abitante” dei sentimenti. Posso prendermi quindi la libertà ora di coniare tale espressione: “il bello abita i sentimenti”. Ma cosa vuol dire che “abita i sentimenti”? proviamo a spiegarlo così: il bello è un termine astratto, non ha una raffigurazione materiale, è un concetto che ognuno di noi interiorizza e fa “abitare” in un luogo sicuro, dove non può essere attaccato e non può essere “demolito”. Abita infatti i luoghi dell’anima dove può essere espresso al meglio, dove può manifestare all’essere umano tutta la sua immensa potenza. L’uomo può essere anche lui abitato dal bello, in quanto può essere spinto a lasciarsi andare ai sentimenti che ha interiormente, se, in un certo qual modo, essi siano espressi in diverse forme tra cui l’ερος e παθος; termini ai più sconosciuti, ma legati nell’ antichità alla sfera del bello. Noi in quanto uomini siamo disposti sia ad essere abitati dal bello e dalla passione che ne deriva, sia ad offrire un posto al bello dove poter abitare. Il forte dualismo che si crea tra il bello e il termine abitare, non credo sia possibile solo tramite semplici collegamenti razionali, ma è un qualcosa che implica anche la ricerca interiore nei cassetti più profondi della nostra anima. In questo posso dire di essere d’accordo con una delle espressioni più note del passato, dove trovavamo più volte in concetto di corpo come “involucro” stesso della bellezza dell’anima; Platone stesso nel su “Elogio a Socrate” afferma ciò, parlando del suo maestro: un corpo da satiro che fa da involucro come contenitore di un’anima divina. La società odierna, invece, guardandone le strutture, non è più un luogo adatto dove questo dualismo può avvenire, infatti il bello ha perso la sua “casa”, poiché la bellezza dell’animo è un qualcosa che non riguarda più la maggior parte degli esseri umani, che inseguono ormai una bellezza povera di sentimenti e molto più facile da abitare. Il bello intenso, quello che muove i sentimenti umano, ora è andato perduto, non è più un posto sicuro dove abitare; il concetto anche di bello come virtù dell’animo è al tempo stesso un qualcosa che è ormai sparito, dando spazio ad animi brutti e corrotti. Abitare il bello ormai non è più per tutti: è una continua ricerca di qualcosa che ormai è andato fuori moda, qualcosa che non appartiene più alla società contemporanea; guardando al passato e alle varie correnti che si sono impegnate in suddetta ricerca per poi paragonarle al mondo di oggi ci accorgiamo che ho avuto un percorso, a livello umano, di decrescita che non vede fine. Come si può ritrovare la forza e la volontà di ritornare ad essere un luogo adatto in cui il bello può abitare? Come possiamo noi uomini contemporanei a dimostrare che siamo un luogo sicuro per il bello? Risposta semplice a tali quesiti non esiste, ma possiamo azzardare a dare delle risposte dalle quali trarre spunto per le nostre riflessioni; l’essere umano oggi dovrebbe fare affidamenti anche ai sentimenti più profondi dell’anima, a quella parte interiore che ancora oggi esiste ma non viene presa in considerazione dalla maggior parte degli essere umani. Essere un luogo sicuro dove può abitare il bello è infatti una missione al giorno d’oggi molto difficile, poiché non siamo all’altezza del compito. Essere un posto in cui l’anima può interiorizzare il bello richiederebbe una purezza che ormai al giorno d’oggi non viene più espressa nemmeno in un’opera d’arte contemporanea, sebbene il maggior sfogo per i numerosi artisti di oggi è esprimere il loro dolore interiore. Nessuno più guarda al bello, ma tutti noi commettiamo l’errore nel guadare il brutto e il marcio di chi ci circonda, troviamo sempre un qualcosa da criticare nel mondo esterno senza poter cogliere ed interiorizzare la bellezza del mondo che ci circonda. Tutto questo è sbagliato, se vogliamo essere delle buone abitazioni per il bello; dovremmo imparare a riscoprire la bellezza che ci circonda, la bellezza della natura e degli altri esseri viventi, l’armonia e la perfezione con cui sono state create le cose, ma soprattutto dobbiamo imparare di nuovo ad apprezzare le persone e cercare il bello anche in loro. Solo ad allora ritorneremo ad essere anime pure e ad essere un buon luogo dove può abitare il bello. Se riuscissimo a riscoprire la bellezza in tutte le sue forme, forse riusciremmo anche a capite e dare risposta al titolo che apre questo saggio; per ora vivo nella speranza che almeno chi sia davvero interessato alla ricerca del luogo dove abita il bello, impari dal passato e guardi al futuro come continuum di un’epoca che al mondo contemporaneo potrebbe dare tantissimo, soprattutto in questo campo.